• Tempi nuovi nel Tempio malatestiano

    Nel Tempio malatestiano di Rimini s'incontra una lezione di assoluta novità, all'interno della Cappella delle Arti liberali, che andrebbe analizzata e studiata seguendo la spiegazione di Cesare Vasoli che, nel 1986 ("La Storia: i grandi problemi dal Medioevo alla età contemporanea"), osservava come nel contesto della cultura umanistica si realizzi tra 1400 e 1500 una "meditata ricerca di nuovi strumenti, tecniche e metodi intellettuali", per la formazione dell'uomo che potesse dominare la realtà e trasformare i modi di pensare.

    La definizione di "arti liberali" si deve a Pietro Paolo Vergerio detto "il Vecchio" (1369-1444), autore (nel 1402-1403) di quello che viene definito il primo trattato umanistico di pedagogia, "De ingenuis moribus", apparso a stampa nel 1502.



    La prof. Antonella Cagnolati, in un saggio apparso sulla "Rivista di Storia dell'Educazione" (2016), ne ha scritto così:
    "La sua opera pone in rilievo i doveri sia della famiglia che del precettore nel plasmare il carattere degli adolescenti e, al contempo, disegna un curriculum educativo moderno ed efficace che sarà ripreso dagli umanisti dell’epoca successiva, convertendosi così in un modello pedagogico da imitare". [...] "Cardine e perno dell'intero percorso sono la filosofia e la storia, considerate come basi per ogni successiva formazione di "uomini liberi" [...]". Poi viene "il disegno, che ha la capacità di affinare il senso estetico e l'arte del giudizio su ciò che reputiamo bello, seguito poi dalla retorica che serve per "l'eloquenza elaborata. Un ruolo precipuo spetta quindi alla musica, arte così singolare che riesce a "governare a norma di ragione i moti dell'anima": la sua struttura è tale che, operando sulle proporzioni dalle quali scaturiscono le armonie, può essere correlata alla scienza dei numeri come l'aritmetica, e delle grandezze come la geometria. Ancora due ambiti vengono inseriti nel progetto educativo: l'astronomia, che indaga sui moti delle stelle e dei pianeti, scienza di mirabile bellezza in grado di scoprire le meraviglie del cosmo, e la fisica, attraverso la quale possiamo conoscere «i principi e il mutare delle cose naturali, animate e inanimate, e di quanto è contenuto nel cielo e nel mondo, le cause e gli effetti dei moti e dei mutamenti». Nella riflessione di Vergerio tale coacervo di discipline assume lo scopo di permettere al discente di comprendere per quale di esse sia più portato, al fine di applicarsi con il proprio ingegno solo a ciò che risulta maggiormente adatto alle predisposizioni innate di ciascuno, selezionando opportunamente e dedicandosi ad uno studio analitico e preciso, non onnicomprensivo ed eclettico".


    A proposito di arti liberali, è interessante ricordare un passaggio dall'epistola LXXXXV di Seneca, in cui parlando di quella precettistica che aiuta a raggiungere "una perfetta saggezza", egli scrive: "Tutto lo studio è cessato. I maestri delle liberali arti si seguono soli senza compagnia di discepoli nelle scuole" (cfr. p. 217, "Volgarizzamenti classici di Lucio Anneo Seneca", Brescia 1823; p. 301 ed. fiorentina 1717; p. 408 dell'ed. di Palermo 1817, presso G. Assenzio]
    In poche parole, la crisi politica del suo tempo era anche frutto del disinteresse culturale che lasciava i "maestri delle liberali arti" senza allievi. Questa lezione di Seneca ritorna alla mente degli intellettuali come Vergerio, aprendo una prospettiva umanistica che troviamo proiettata anche nel Tempio malatestiano di Rimini.
    "Vergerio fu lettore e ammiratore del filosofo latino: postille di sua mano si trovano in un codice contenente opere di Seneca (anche spurie), una Vita Senecae gli viene attribuita, nell'Epistolario ricorrono frequentemente il nome di Seneca e citazioni delle sue opere", leggiamo nella tesi di laurea di Alessandra Favero, disponibile sul web, intitolata «Sul "De ingenuis moribus et liberalibus studiis adulescentiae" di Pier Paolo Vergerio il Vecchio. Circolazione, ricezione e interpretazione di una raccolta pedagogica umanistica» (2014).
    Gli umanisti riprendono appunto l'ideale dell'humanitas, e delle arti liberali, di «quegli studi - come spiegava il Vergerio († 1444) - degni di un uomo libero, per i quali si ricevono o si esercitano la virtù e la sapienza, lo spirito e il corpo sono indirizzati a nobili cose, e possono essere conseguiti onore e gloria, che, dopo la virtù, sono, per il saggio, i premi più alti; quando invece, per le nature volgari, i soli stimoli all'agire sono il lucro e il piacere» (L. Mezzetti).
    L'ideale dell'umanesimo ridiventava così quello di una cultura completa e disinteressata.
    Per la figura di Vergerio come pedagogista, si veda l’interessante studio "Pedagogia e Corte nel Rinascimento Italiano ed Europeo" di Michele Rossi (University of Pennsylvania).

    Ripropongo qui una mia pagina sul tema, dove osservavo:
    Trionfa l'assunto di Coluccio Salutati per il quale gli «studia humanitatis» sono uno strumento per formarsi quali diffusori delle «virtù civili».
    E s'intravede il motto albertiano per cui «tiene giogo la fortuna solo a chi gli si sottomette».
    In questa "immagine" riminese si raccoglie e sviluppa quella che Eugenio Garin ha chiamato «la conquista dell'antico come senso della Storia», con gli elementi tipici del «primo Umanesimo» che fu esaltazione della vita civile non ancora dominata dalle Signorie.

    ARCHIVIO:

    La cappella delle Arti liberali nel Tempio
    Riministoria. La storia dei Malatesti e Rimini
    Tre libri sui Malatesti, 1991 ["il Ponte" n. 7, 1991]
    I Malatesti [2001]