• Sigismondo

     

     

     

     

     

     

     

     

    Estate del 1416. Antonia da Barignano è una ragazzina quando incontra a Brescia Pandolfo III dei Malatesti che ha 46 anni, è vedovo da 18, ed ha un'amante, Allegra de' Mori, pure lei bresciana, che nel 1411 gli ha dato un figlio, Galeotto Roberto, futuro Signore di Rimini (1429-32), morto «con opinione di Santità».
    Antonia è sedotta da Pandolfo III che la ingravida di Sigismondo Pandolfo il quale nasce il 19 giugno 1417. Meno di un anno dopo (il 6 aprile 1418), Antonia partorisce Malatesta Novello, futuro Signore di Cesena.
    Donna di forte temperamento, anticonformista e decisa, la definisce la prof. Bianca Orlandi, la quale ricorda che Antonia scompare il 20 maggio 1471, sopravvivendo ai figli: Malatesta Novello muore nel 1465, Sigismondo nel 1468.
    Intelligente, saggia, concreta, ma anche prudente e sufficientemente docile rispetto alle regole di corte, scrive ancora Orlandi nel volume sulle donne di casa Malatesti, edito nel 2004 da Bruno Ghigi, a cura della prof. Anna Falcioni.
    Signore di Rimini, quando nasce Sigismondo, è suo zio Carlo (1368-1429). Nel 1415 un Maestro di Grammatica, Sampierino del fu Bartolino, aveva lasciato per testamento a Carlo una casa. Il nipote di Carlo, Galeotto Roberto Malatesti (il ricordato figlio di Pandolfo III e di Allegra de' Mori), che guida il governo cittadino, il primo luglio 1430 vende la casa di Sampierino per seguire l'intenzione dello zio Carlo, di "volere col prezzo di quella erigere in Rimini una Biblioteca a vantaggio di studenti poveri", come ricorda Luigi Tonini.
    Il denaro ricavato dalla vendita della casa, è consegnato da Galeotto Roberto al Vescovo di Rimini Girolamo, con l'incarico (prosegue Tonini) di erogarlo "pro fabrica et in auxilio fabricae Bibliothecae, et Libreriae antedictae" presso il convento di San Francesco.
    Nasce così la prima Biblioteca "pubblica" d'Italia (che sarà arricchita dallo stesso Sigismondo), e la prima Biblioteca Malatestiana, essendo quella di Cesena del 1452. Nel 1455 quella di Rimini, scrive Roberto Valturio, possiede già moltissimi libri sacri e profani, e di tutte le migliori discipline. Nel 1475 Valturio scrive nel testamento che tutta la propria biblioteca vada proprio alla "libreria" in San Francesco .
    Nel 1619 Alessandro Gambalunga lascia alla città di Rimini sia il palazzo che porta ancora il suo nome sia la Biblioteca posta "nella stanza da basso", che diventa la prima biblioteca "civica" d'Italia.


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